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Attenti a cosa leggete sui social: tra profili falsi e contenuti inventati, informarsi (bene) non è facile

Marinella Petrocchi studia la diffusione di notizie false e il ruolo dei social bot nell’ecosistema della rete, per creare strumenti utili per gli utenti.

Lo sentiamo dire sempre più spesso: attenzione, non tutto ciò che circola su internet corrisponde a verità. Ci facciamo i conti quando in tempo di elezioni cerchiamo di farci un’idea su chi votare, quando leggiamo una notizia che sembra incredibile o semplicemente quando tendiamo a dare troppa fiducia a un post letto su Facebook. Il fenomeno è talmente esteso che sono nati interi filoni di ricerca nel campo di Internet dedicati a studiare e individuare tutto ciò che è falso in rete. Marinella Petrocchi, prima ricercatrice presso l’Unità di ricerca Trust, Security and Privacy dell’IIT-CNR, si occupa proprio di questo.

Persone o robot?

Ho studiato a lungo i social bot, in collaborazione con Maurizio Tesconi e Stefano Cresci” (ricercatori IIT-CNR a loro volta e protagonisti della nostra diretta “Il mondo dei bot”). I social bot sono algoritmi programmati per eseguire un certo compito e si nascondono dietro il profilo social di una persona. Sono robot a tutti gli effetti, anche se non hanno circuiti e ingranaggi, e possono mimetizzarsi molto bene sui social network come Twitter. “Spesso sono programmati per fini innocui e anzi utili, come la diffusione automatica di notizie, ma esiste anche un vero e proprio mercato di account falsi, con profili credibili e che si spacciano per persone reali”, spiega. Ha interesse ad acquistarli chiunque voglia gonfiare il proprio seguito, dalle celebrity ai politici, passando per i grossi brand.

Petrocchi e colleghi hanno lavorato sulla detection, mettendo a punto tecniche per individuare in automatico i profili falsi. Sono stati tra i primi al mondo ad occuparsi dell’argomento, partendo dall’intuizione di studiare i profili a gruppi anziché singolarmente. “I bot spesso agiscono in maniera coordinata diffondendo messaggi fuorvianti(si tratta delle cosiddette bot squads, che Petrocchi e i suoi colleghi hanno analizzato nel paper del 2020 The role of bot squads in the political propaganda on Twitter). “Oggi sappiamo che hanno giocato un ruolo nelle principali campagne elettorali degli ultimi anni, tra cui quelle di Trump e Macron”.

Manipolazione social

In rete non sono solo le persone ad essere false, ma anche le notizie. “Ormai da un paio d’anni mi occupo di disinformation e misinformation, termini che, con sfumature diverse, descrivono il proliferare di contenuti falsati sui social”. Per essere precisi, si usa il primo per indicare un contenuto non veritiero diffuso con l’intenzione di inquinare il dibattito pubblico, mentre il secondo non presuppone fini malevoli, solo la non consapevolezza di chi diffonde un contenuto. La scienziata ha un progetto in corso, Toffee, in collaborazione con la scuola Imt Alti Studi di Lucca, nell’ambito del quale informatici, fisici statistici e matematici uniscono le forze per controllare l’attività dei bot su internet. In particolare i ricercatori cercano anomalie nella diffusione di notizie: “Si tratta di strategie messe in campo da persone reali, che si servono di gruppi di bot per amplificare la diffusione di news senza riferimenti reali. Per esempio in un dataset di tweet sui migranti in lingua italiana è emerso come alcune comunità di utenti, perlopiù appartenenti all’area politica conservatrice, è riuscita a far emergere i propri argomenti grazie a squadre di bot”. 

L’obiettivo finale del progetto Toffee è la realizzazione di una piattaforma che possa guidare chi si informa in rete, segnalando la presenza di bot e indicando le fonti più attendibili a cui affidarsi per ricevere informazione di qualità sui social.

Prigioni virtuali

Infine un tema molto caro a Petrocchi riguarda le opportunità offerte dai social: “Mi sono chiesta spesso se internet sia una risorsa o una prigione”, racconta. “Penso ovviamente al rischio che corre chi utilizza spesso i social network per informarsi e stringere nuove amicizie, quello di ritrovarsi dentro una bolla. Un fenomeno che, se ci riflettiamo, vediamo accadere ogni giorno anche come utenti. Gli algoritmi tendono a mostrare risultati che sono legati ai tuoi interessi, a ciò che ti piace, a che vorresti leggere. Negli anni scorsi abbiamo studiato il fenomeno e come contrastarlo nel progetto Mib, ma la strada per debellare questa dinamica è ancora molto lunga”.

Marinella Petrocchi è stata intervistata recentemente dal programma ConverseRai, online su RaiPlay.

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