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Le cartelle dell'ex ospedale psichiatrico di Girifalco: lessico, strumenti e terapie

L’intervento tratta del lessico e della terminologia estratta dalle cartelle cliniche dell’archivio storico dell’ex Ospedale psichiatrico di Girifalco, paesino della Calabria in provincia di Catanzaro. In particolare è stato indagato il lessico usato alla fine del XIX secolo relativo agli strumenti ed alle terapie usate nella pratica quotidiana delle cure psichiatriche all’interno del manicomio mediante un’analisi della terminologia di dominio presente in un campione di 536 cartelle cliniche relative al periodo 1881-1894.

 

Il lavoro è stato possibile grazie al progetto ALPHA (eAsy inteLligent service Platform for Healthy Ageing), nell’ambito del progetto d’Interesse “Invecchiamento: innovazioni tecnologiche e molecolari per un miglioramento della salute dell’anziano” finanziato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche condotto in collaborazione con il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme (CZ). Nel corso del progetto sono state digitalizzate, ed in parte trascritte, oltre 5.200 cartelle cliniche conservate nell’archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico di Girifalco, che coprono un arco temporale compreso fra il 1881 ed il 1931.

L’analisi terminologica presentata offre uno spaccato sugli strumenti e le terapie in uso alla fine dell’Ottocento per la cura delle patologie psichiatriche o ritenute tali. La lettura delle cartelle cliniche ha permesso di rilevare che erano perlopiù in uso metodi di contenimento di vario tipo, sia mediante sostanze sedative che mediante soluzioni fisiche come la camicia di forza piuttosto che terapie finalizzate alla cura vera e propria della malattia. È ipotizzabile che le sostanze somministrate mirassero ad ottenere un effetto

placebo più sui medici che sui pazienti, ma non si evince con chiarezza se questi avessero o meno coscienza della probabile inutilità delle cure che prescrivevano. Sono nelle cartelle spesso evidenti gli effetti benefici indotti da un’alimentazione adeguata, segno questo della diffusa malnutrizione causata dalla povertà del tempo. Negli anni oggetto di indagine la percentuale di morti rilevata nel manicomio di Girifalco era del 6%, inferiore rispetto a quella degli altri manicomi italiani che si attestava intorno al 20%21. Questo dato portava il direttore Venturi ad affermare nel suo Resoconto statistico sanitario ed economico del manicomio provinciale di Girifalco, «che nel manicomio nostro non sta scritta la sentenza che è sull’Inferno di Dante, ma vi starà bene quella che spero mi sia dall’opinione pubblica permesso di scrivere: egrediere sanus».

 

La storia del Manicomio di Girifalco prende il via nel settembre del 1878 a seguito dell’esigenza di avere un istituto psichiatrico che accogliesse le persone con disturbi mentali del sud Italia (, in particolare, Calabria, Basilicata e Sicilia) “sufficiente a racchiudere quaranta o cinquanta folli, considerato che la Provincia aveva ventuno folli liberi e senza cura”. Fino al 22 luglio 1881, primo giorno di attività dell’Ospedale Psichiatrico, l’istituto di riferimento per il sud era il  manicomio di Aversa. La struttura ospitò fino al 15 maggio del 1978, data in cui entrò in vigore la legge 180 conosciuta come legge Basaglia, un totale di quasi 15.800 pazienti, per ognuno dei quali venne prodotto un fascicolo contenente la cartella clinica e la documentazione sanitaria di corredo, la documentazione amministrativa e, in alcuni casi, scritti ed appunti del paziente e la sua corrispondenza con i familiari. Oggi l’archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico di Girifalco è attualmente custodito nei locali dell’ex convento dei Padri Riformati di Girifalco e sulla carta conserva quasi 15.800 cartelle cliniche, delle quali nella pratica alcune sono andate smarrite ed altre sono state danneggiate da agenti atmosferici o da parassiti della carta nel periodo precedente l’attuale sistemazione.

Le cartelle cliniche sono ordinate progressivamente secondo la segnatura riportata sul fascicolo, la quale oltre ad indicare il totale assoluto dei ricoveri indica anche il totale parziale relativo al numero di pazienti ricoverati distinto per genere. All’interno del fascicolo le carte sono ordinate cronologicamente. Nel dettaglio, ogni cartella clinica è composta da Documentazione amministrativa (il carteggio tra la Direzione del Manicomio e il Sindaco del comune di residenza del ricoverato (richiesta di notizie sullo stato di salute, comunicazioni su dimissione prossima o di decesso avvenuto); Documentazione medico-sanitaria, Modula informativa redatta dal medico del comune di provenienza del paziente e contenente informazioni di carattere socio economico e clinico giustificanti il ricovero, Tabella nosologica ed osservazioni di carattere sanitario (anamnesi, esame obiettivo generale con misure antropometriche, esame psichico), con il Diario clinico, Cartelle cliniche e/o documentazione di eventuali precedenti ricoveri nella stessa struttura o in altri manicomi italiani e, in alcuni casi, esteri e Relazioni mediche); carteggio personale tra paziente e parenti e amici.

Le cure praticate e riportate soprattutto nel diario clinico sono state le più disparate e fantasiose, a volte estreme e volutamente sperimentali, spesso di esito dubbio o inefficaci. Molto frequente ci si imbatte in diciture del tipo «ma senza vantaggio alcuno», «senza però ottenere vantaggio di sorta», «con poco giovamento», «a nulla giovarono», «senza alcun effetto». In alcuni casi, a seguito di una cura, si legge «dopo di allora rimase balbuziente e come ebete», «la paziente poi si abituò al rimedio il quale riusciva inefficace». Queste espressioni sono testimonianza di una medicina che spesso procedeva per tentativi o usava i rimedi allora comunemente noti, e che si presumeva sortissero un qualche effetto, per una molteplicità, spesso non omogenea, di patologie.

Le cure e le terapie applicate nell’istituto manicomiale non potevano prescindere dal pensiero scientifico di coloro i quali lo guidavano. Forte era infatti l’influenza del pensiero di Cesare Lombroso.

Leggendo le carte si trova traccia perlopiù di strumenti di contenimento e strumenti di stimolazione sensoriale. Fra questi ultimi spicca quello che doveva essere l’apparecchio per la stimolazione elettrica, antesignano della macchina per l’elettroshock. Fra i mezzi di contenimento, “camicia di forza” conta ben 150 occorrenze, mentre Tra gli strumenti citati nelle cartelle cliniche ed adoperati per valutare la sensibilità cosciente dei pazienti ci sono il compasso di Weber, anche chiamato genericamente compasso oppure estesiometro, l’ago o spillo e il dinamometro. In generale si tratta di strumenti atti a misurare il grado delle sensibilità cutanee, in particolare la sensibilità tattile e quella dolorifica.

Fra le terapie messe in atto per la cura dei pazienti ricoverati bisogna distinguere fra quelle che prevedevano l’utilizzo di preparati farmaceutici e quelle che tentavano mediante altre vie di recuperare la mente deviata del malato. I rimedi utilizzati per la cura delle patologie mentali, e di quelle fisiche che spesso vi si affiancavano, erano perlopiù composti naturali, estratti di erbe e piante officinali, preparati, infusi, decotti e talvolta droghe e veleni. Comune nella medicina dell’epoca era anche l’impiego di sanguisughe e di pratiche estreme come l’isolamento e l’idroterapia. Sebbene in maniera empirica a Girifalco veniva praticata l’ergoterapia. Un cenno meritano anche le cure placebo che, consapevolmente o meno, venivano praticate regolarmente, ma non avevano nessun fondamento né scientifico né razionale. La loro efficacia ed il loro successo erano del tutto casuali e legati a regressioni spontanee della malattia o della sintomatologia.

 


III° INCONTRO DI STUDI Tra medici e linguisti: I sistemi instabili, Napoli, 2018

Autori IIT:

Tipo: Presentazione
Area di disciplina: Information Technology and Communication Systems

File: MEDICI LINGUISTI III ediz_provv_IS (003).pdf

Attività: ALPHA - eAsy inteLligent servi e Platform for Healthy Ageing
Divulgazione scientifica