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I segnali (dei terremoti) che la ricerca “ascolta”

01/04/2014
A cura di:

Stefano Groppioni

Foto di Stefano Groppioni

Soggetti esterni: Lisa Pierotti, Igg-Cnr (Pisa)

Dal connubio Cnr e Regione Toscana nasce uno studio per la previsione dei terremoti.
Già nel 2002 la Regione Toscana ha messo a punto il monitoraggio geochimico nei propri territori, con lo scopo di studiare le possibili relazioni tra variazioni di chimismo delle acque ed eventi sismici. E nel 2009, una legge regionale ha stabilito che la rete geochimica toscana rappresenta uno strumento di studio, analisi e ricerca del rischio sismico.
Il Cnr è protagonista dello studio sui precursori dei terremoti con l’Istituto di geoscienze e georisorse.
Il monitoraggio viene eseguito su siti specifici distribuiti nella regione e attraverso di essi vengono acquisite le relazioni tra variazioni anomale dell’attività chimica presente nelle acque e terremoti. Le stazioni operative sono 6 e sono installate nelle aree a maggior rischio sismico della regione, e in particolare a Equi Terme (in provincia di MS), Gallicano (in provincia di LU), Bagno Vignoni (in provincia di SI), Bagnore (in provincia di GR), Vicchio (in provincia di FI), Caprese Michelangelo (in provincia di AR).
Nelle stazioni non si misura soltanto la temperatura, ma anche la conducibilità elettrica, il ph, il potenziale redox, e le concentrazioni di CO2 (anidride carbonica) e CH4 (metano) disciolti nell’acqua.
In particolare la temperatura e la salinità sono parametri molto importanti perché possono variare per effetti meccanici, che avvengono in profondità nella fase preparatoria di un terremoto. Per questa ragione è molto importante che il monitoraggio dei siti sia continuo: le variazioni devono essere tenute costantemente sotto osservazione – con un campionamento ogni 5 minuti – in modo da avere, nel tempo, un quadro dettagliato del sistema idrogeochimico in esame.
Attualmente gli scienziati non sono in grado di prevedere terremoti, ma i dati raccolti dalla comunità scientifica sono molto importanti e continuare gli studi sui precursori dei terremoti è uno degli strumenti fondamentali (forse l’unico oggi) per poterli prevenire.