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Robotaxi e sicurezza: dall’IIT-CNR una soluzione basata sull’infrastruttura intelligente

Uno studio dell’Istituto di Informatica e Telematica (IIT-CNR) in collaborazione con MIT e UNIPI propone un nuovo linguaggio per rendere i veicoli realmente autonomi grazie al dialogo con la strada.

I taxi a guida autonoma che viaggiano sulle strade degli Stati Uniti sono veramente indipendenti dal controllo umano e sicuri? Sembrerebbe di no, per ammissione delle stesse società che li gestiscono.

È quello che ha rivelato una commissione di inchiesta sulla sicurezza dei veicoli a guida autonoma avviata dal Congresso statunitense. Convocati a riferire di fronte alla commissione il 4 febbraio scorso sia Tesla che Waymo, la società del gruppo Alphabet che gestisce flotte di cosiddetti “robotaxi” a guida autonoma in numerose città degli USA. L’obiettivo dichiarato della commissione è fare luce sulla trasparenza di queste tecnologie e sui rischi per la sicurezza legati alla latenza delle comunicazioni e all’impiego di personale remoto per gestire situazioni di emergenza stradale.

Ne ha dato conto in  un recente articolo il Corriere della Sera, ma la notizia è stata commentata su numerose testate internazionali: nel corso della seduta della commissione il Chief Security Officer di Waymo Mauricio Peña ha dichiarato che i veicoli delle sue flotte non sono ancora del tutto autonomi e che in situazioni di incertezza (ad esempio segnaletica confusa o cantieri non segnalati) il sistema si affida a “piloti remoti” situati principalmente nelle Filippine, che intervengono via software per risolvere le situazioni interpretando a distanza lo scenario.

L’azienda ha smentito l’ipotesi di una vera e propria guida da remoto, sottolineando che gli operatori fungono solo da consulenti per il software di bordo. Nonostante ciò, il modello operativo di Waymo ha sollevato grandi polemiche e dubbi cruciali sulla cybersicurezza e sulla protezione dei dati, oltre a domande più che legittime su eventuali casi di latenza del segnale e di errori umani.

La risposta della ricerca


Il problema è noto nella comunità scientifica che si occupa di guida autonoma, e una soluzione potrebbe arrivare proprio dalla ricerca. I ricercatori Ilaria Matteucci e Marco De Vincenzi dell’IIT-CNR, insieme a Prof. Chiara Bodei (Università di Pisa) e al gruppo di ricerca dell’Auto-ID Lab del MIT guidato da Prof. Sanjay Sarma e Stephen S. Ho, hanno sviluppato a questo scopo TLM (Time-Logic-Map). Lo studio è stato presentato lo scorso ottobre alla VTC (Vehicle Technology Conference) Fall 2025 a Chengdu.

TLM è un linguaggio di messaggistica che permette all’infrastruttura (incroci, cantieri, semafori) di “spiegare” al veicolo cosa fare. Il sistema trasmette ai veicoli via messaggistica broadcast tutti i dati necessari per muoversi in un determinato spazio urbano, come un incrocio o un cantiere, basandosi su tre layers logici: Map fornisce una geometria precisa del segmento stradale, utile anche dove il segnale GPS è assente (come i “canyon urbani”). Logic codifica le regole comportamentali (chi ha la precedenza, quali corsie sono attive) di quel preciso tratto stradale e Time sincronizza il veicolo con i tempi reali dei semafori.

Il problema emerso dall’inchiesta parlamentare in corso negli Stati Uniti è noto nella comunità scientifica che si occupa di guida autonoma, ed evidenzia una criticità sistemica: non possiamo avere una vera guida autonoma diffusa, sicura ed efficiente se ogni veicolo richiede un supervisore umano a distanza,” dichiara Ilaria Matteucci. “Con TLM, l’intelligenza necessaria a risolvere l’impasse non risiede in un’assistenza remota dall’altra parte del mondo, ma sulla strada stessa. Se la strada comunica in modo standardizzato e sicuro la propria logica, il veicolo autonomopuò operare anche in condizioni di scarsa visibilità o contesti imprevisti, riducendo il bisogno di intervento umano“.

Le strade sono nate per gli esseri umani, e i veicoli autonomi devono ancora interpretare segnali pensati per la visione umana attraverso sensori e algoritmi complessi” fa notare la Prof. Chiara Bodei (Università di Pisa). Time-Logic-Map introduce invece un linguaggio spaziale per le macchine, che comunica in modo diretto geometria, logica e tempo della strada, alleggerendo il carico percettivo nei contesti più complessi.

A differenza dei sistemi attuali che si basano su mappe che potrebbero non essere aggiornate, TLM trasmette messaggi aggiornati costantemente, leggeri e locali via V2X (Vehicle-to-Everything)“, aggiunge Marco De Vincenzi. “Questo approccio può eliminare i pericoli legati al “lag” della connessione internet, poiché la decisione avviene su informazioni trasmesse localmente tra l’infrastruttura e l’auto“.

TLM è in fase di test in un digital twin per la simulazione del comportamento delle auto a guida autonoma e successivamente sarà seguito da un test nel mondo reale, prima in ambiente controllato e poi su strade trafficate.

Per approfondire, consulta l’articolo scientifico su ResearchGate.

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