

{"id":1869,"date":"2023-06-01T14:29:36","date_gmt":"2023-06-01T12:29:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/?post_type=news&#038;p=1869"},"modified":"2023-06-01T14:48:12","modified_gmt":"2023-06-01T12:48:12","slug":"bitbybit-puntata-6-qubit-by-qubit","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/news\/bitbybit-puntata-6-qubit-by-qubit\/","title":{"rendered":"BITbyBIT puntata 6 &#8211; Qubit by qubit"},"content":{"rendered":"\n<p>La sesta ed ultima puntata di BITbyBIT, il podcast dell&#8217;Istituto di Informatica e Telematica del CNR dedicato alla <em>computer science<\/em>, ci porta nel mondo della quantistica.<br><br><strong><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.iit.cnr.it\/claudio.cicconetti\" target=\"_blank\">Claudio Cicconetti<\/a><\/strong> \u00e8 il ricercatore che all&#8217;IIT-CNR si occupa di una delle pi\u00f9 affascinanti sfide alle frontiere della ricerca informatica: realizzare <strong>la internet quantistica<\/strong>, cio\u00e8 collegare i computer tra loro usando le propriet\u00e0 del quantum, che consentirebbero a questa &#8220;nuova internet&#8221; di essere infinitamente pi\u00f9 sicura nella trasmissione dei dati.<br><br>Se ad oggi anche i computer quantistici sono ancora oggetto di ricerca e sperimentazione nei laboratori di tutto il mondo, dalle iniziative nazionali alle grandi aziende private, la rete internet basata sul quantum rappresenta davvero un&#8217;ipotesi, una teoria i cui risultati pratici, se positivi, saranno a disposizione della comunit\u00e0 tra molti, molti anni. <strong>Ma \u00e8 una sfida che la ricerca deve cogliere<\/strong>, un po&#8217; come \u00e8 accaduto agli albori dell&#8217;informatica, con l&#8217;invenzione dei calcolatori prima e con quella di Internet poi.<br><br><strong>La quantistica \u00e8 una branca estremamente complessa della fisica<\/strong>, talmente complessa che, lo raccontiamo in questa puntata, perfino Einstein non ne colse il senso e non ne comprese i postulati. Come disse il fisico Niels Bohr: <em>&#8220;Chiunque non sia scioccato dalla teoria quantistica non l&#8217;ha capita&#8221;<\/em>. Ed \u00e8 un tema di enorme attualit\u00e0, perch\u00e9 proprio <strong>nel 2022 il Premio Nobel per la Fisica<\/strong> \u00e8 andato a Alain Aspect, John F. Clauser e Anton Zeilinger, tre fisici che in momenti diversi hanno confermato la complessa teoria dell&#8217;entanglement quantistico.<br><br>Speriamo, grazie all&#8217;aiuto di Cicconetti, di avervi incuriositi e interessati a un tema che \u00e8 stato affascinante e complesso da affrontare anche per noi. E ci auguriamo che questa prima stagione di BITbyBIT sia riuscita ad appassionarvi alla ricerca informatica e a trasmettervi, almeno in parte, tutto il suo incredibile valore.<br> <br>Potete ascoltare l&#8217;ultima puntata di BITbyBIT sulle principali piattaforme di podcast, in particolare su\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/open.spotify.com\/show\/3MWGTDmc4fXBz1jhsfeuCZ?si=ca4cf0d7a82f4c48&amp;nd=1\" target=\"_blank\">Spotify<\/a>\u00a0e\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/podcasts.apple.com\/us\/podcast\/bitbybit-storie-di-internet-e-ricerca\/id1659426875?uo=4\" target=\"_blank\">Apple Podcast<\/a>, o direttamente cliccando sul player qui sotto. Di seguito trovate la versione trascritta della puntata.<br><br><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=54063903&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>Puntata 6 &#8211; Qubit by qubit<br><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Quello che avete appena sentito \u00e8 il rumore che fa un computer quantistico mentre lavora. Si tratta in particolare di un computer di IBM, un\u2019azienda che nel campo della tecnologia quantistica sta cercando di affermarsi e far parlare di s\u00e9. Quando si parla di questo argomento, per\u00f2, non \u00e8 sempre facile andare oltre agli annunci e capirne i risvolti pratici e gli impatti sulle nostre vite a lungo termine<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> Dei computer quantistici sentiamo parlare ormai da anni dagli addetti ai lavori, ma la sensazione \u00e8 sempre stata quella di trovarsi di fronte a un\u2019ipotesi, lontana chiss\u00e0 quanto nel tempo, pi\u00f9 che a una realt\u00e0 vicina a noi.<br>Ci siamo fatti l\u2019idea in questi anni che il quantum computing sia ancora una tecnologia sperimentale, di ricerca, e la ricerca come abbiamo capito ha sempre lo sguardo puntato verso il futuro e molto meno sul presente. Sappiamo che nell\u2019impresa di costruire computer quantistici sono coinvolti sia i grandi enti di ricerca internazionali, sia le grandi industrie del settore informatico.<br>Nel 2019 all\u2019improvviso c\u2019\u00e8 stata una svolta: IBM ha annunciato di voler lanciare il primo computer quantistico commerciale, il Q System One. Niente di paragonabile, ancora, a un personal computer domestico: si tratta comunque ancora di una macchina che l\u2019azienda ha messo a disposizione solo delle sue aziende partner e reso utilizzabile in cloud da parte degli utenti comuni, su richiesta.<br>In quel momento ci siamo accorti che quella rivoluzione che sembrava cos\u00ec lontana in realt\u00e0 stava gi\u00e0 bussando alle nostre porte.<br>Si parlava di aziende. Non \u00e8 solo IBM a fare la gara qui, ci sono anche Google, con il suo Quantum Artificial Intelligence Lab dedicato alla ricerca e sviluppo quantistico, e tanti altri che in tutto il mondo investono sullo sviluppo del quantum computing, compresa la Cina, che nel 2023 ha annunciato di aver messo a punto il suo primo computer quantistico commerciale, anche se non l\u2019hanno ancora mostrato al grande pubblico.<br><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Aspetta Chiara. Questa sfida che stai raccontando \u00e8 molto affascinante, ma facciamo un passo indietro. Forse dobbiamo spiegare perch\u00e9 i computer quantistici sono cos\u00ec rivoluzionari.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> Ok, giusto. Senza addentrarci troppo nelle questioni tecniche, anche perch\u00e9 sono davvero davvero complesse, possiamo riassumere cos\u00ec l\u2019obiettivo del Quantum Computing: sfruttare al meglio le leggi della fisica per realizzare tecnologie in grado di svolgere, in tempi molto rapidi, compiti molto complessi. Siamo nel campo della meccanica quantistica, che \u00e8 quella branca della fisica che studia il comportamento delle particelle su scale molto piccole. Per capire che cosa intendiamo con \u201cscale molto piccole\u201d, pensa che stiamo parlando di dimensioni simili o addirittura inferiori a quelle degli atomi: circa un decimo di miliardesimo di metro. Queste sono le dimensioni dei cosiddetti \u201cbit quantistici\u201d (o qubits, in inglese).<br><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Che cos\u2019\u00e8 il bit \u201cclassico\u201d ormai lo sappiamo, lo abbiamo spiegato anche nella prima puntata di questo podcast: il bit \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 di misura fondamentale dell&#8217;informatica, la quantit\u00e0 minima di informazione che pu\u00f2 essere gestita da un computer.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> Esatto. E il quantum bit \u00e8 altro che il suo analogo all\u2019interno dei computer quantistici.<br>I bit quantistici hanno delle propriet\u00e0 fisiche specifiche che consentono loro di moltiplicare a dismisura la potenza e la velocit\u00e0 di calcolo. Per darti un\u2019idea: se chiedo a un computer quantistico di simulare la molecola molto complessa di un nuovo farmaco pu\u00f2 farlo in pochi minuti, ed \u00e8 un calcolo che con un computer non quantistico, di quelli che abbiamo oggi, anche il pi\u00f9 potente, richiederebbe migliaia di anni. Insomma, il computer quantistico supera in un attimo tutto quello che sappiamo della tecnologia che usiamo tutti i giorni, e che ci sembra gi\u00e0 cos\u00ec evoluta.<br>Ma al di l\u00e0 degli annunci di questi anni, i computer quantistici non si trovano ancora sulle nostre scrivanie ed \u00e8 ancora molto lontano il momento in cui questo accadr\u00e0. E poi: i computer \u201ctradizionali\u201d 50 anni fa sono stati messi in comunicazione tra loro grazie a Internet. Quando avremo i computer quantistici ci servir\u00e0 anche una nuova \u201cInternet quantistica\u201d per farli parlare tra loro?<br><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Per capire davvero a che punto siamo e in che modo la fisica quantistica potrebbe cambiare in futuro non solo i nostri pc, ma anche il nostro utilizzo quotidiano di internet, ci facciamo aiutare da Claudio Cicconetti, ricercatore dell\u2019IIT-CNR. Claudio studia algoritmi e protocolli per una possibile, futura realizzazione della Quantum Internet. Le parole &#8220;possibile&#8221; e \u201cfutura\u201d, in questo caso sono d\u2019obbligo, perch\u00e9 quando abbiamo a che fare con studi che ruotano attorno all\u2019argomento \u201cQuantum\u201d, si pu\u00f2 parlare a tutti gli effetti di ricerca di base, long term, insomma di quella ricerca che guarda a decenni nel nostro futuro.<br>In questo momento, Claudio \u00e8 coinvolto in tre progetti sull&#8217;argomento, uno nazionale e due europei. Per prima cosa, gli abbiamo chiesto a che punto siamo davvero con i computer quantistici.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> Oggi esistono gi\u00e0 computer quantistici in grado di svolgere alcuni compiti, e in futuro la loro potenza di calcolo aumenter\u00e0 sempre di pi\u00f9, soprattutto quando verranno messi in comunicazione tra loro. Per\u00f2 sfatiamo subito un mito: oggi questa tecnologia non serve. O almeno, i computer quantistici non sono necessari da un punto di vista pratico o commerciale. E anche se parliamo della ricerca, finora non ho ancora visto un problema risolto da un computer quantistico, che non potesse essere svolto anche da un calcolatore tradizionale (a meno di parlare di esperimenti strettamente accademici).<\/p>\n\n\n\n<p>Richard Feynman aveva un\u2019idea: studiare i fenomeni della meccanica quantistica usando un calcolatore basato su quegli stessi principi. Non immaginava che quel computer potesse servire a risolvere problemi pratici per tutti. Ancora oggi, se parliamo di quantum computer, ci riferiamo a qualcosa che, almeno per il momento, si trova tra le mura di un laboratorio ed \u00e8 utilizzata solo a fini di studio e ricerca scientifici.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa cambia, se dal calcolo quantistico ci spostiamo sulle comunicazioni, cio\u00e8 su come possiamo mettere in rete questi computer.<br><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Quando \u00e8 nata Internet, nel 1969, gli scienziati che l\u2019hanno disegnata avevano un grosso vantaggio: i computer da collegare in rete esistevano gi\u00e0. Non erano certo i nostri personal computer, erano macchine ancora enormi ospitate da universit\u00e0, centri di ricerca e qualche grande azienda, erano ancora poche, ma erano l\u00ec, pronte per essere utilizzate. In pi\u00f9, le linee di telecomunicazioni che dovevano servire a mettere in rete questi computer erano gi\u00e0 realizzate. Insomma, non vogliamo dire che per i pionieri di Internet sia stato tutto facile, ma la loro situazione era un po\u2019 pi\u00f9 semplice di quella degli scienziati come Claudio.<br>Ad oggi stiamo ancora studiando la possibilit\u00e0 di trasferire i qubit da un computer quantistico ad un altro. Ma sappiamo un po\u2019 di cose molto interessanti sulle loro propriet\u00e0 che ci fanno immaginare che l\u2019internet quantistica sia non solo possibile ma anche potenzialmente molto utile.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> I bit quantistici non devono per forza rimanere confinati all\u2019interno di un calcolatore, ma possono anche essere trasferiti su fibre ottiche proprio come avviene per i bit classici. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 una differenza: i bit classici possono essere copiati tutte le volte che vogliamo. Invece, questa operazione \u00e8 fisicamente impossibile per i bit quantistici, secondo un teorema che i fisici chiamano &#8211; appunto &#8211; \u201cdi non clonazione\u201d. Quindi, per esempio, se trasmetto un messaggio attraverso una rete classica, e voglio che sia sicuro, devo per forza cifrarlo, perch\u00e9 se qualcuno lo intercetta pu\u00f2 copiarlo senza che io neanche me ne accorga.<br>Invece, grazie alla \u201cnon-clonazione\u201d dei bit quantistici, questi possono essere letti una sola volta: dal malintenzionato oppure dal destinatario, ma non da entrambi. Quindi se al destinatario non arriva nulla, questi sa con certezza che il messaggio \u00e8 stato intercettato. Per questo una rete quantistica \u00e8 pi\u00f9 sicura delle reti che abbiamo adesso. E anche solo per questo penso proprio valga la pena studiarla e realizzarla.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> Nei primi anni \u201890 del secolo scorso le nostre telefonate viaggiavano esclusivamente in formato analogico, attraverso cavi distesi in lungo e in largo per il mondo e collegati tra loro. Il sistema si era perfezionato negli anni dall\u2019invenzione del telefono e funzionava, non c\u2019era motivo di cambiarlo.<br>ma verso la met\u00e0 degli anni 90, visto che a quel punto avevamo a disposizione la rete Internet, fu studiata e sviluppata una tecnologia nuova, il VoIP \u2013 acronimo che sta per \u201cVoce tramite protocollo Internet\u201d, che appunto sfruttava una propriet\u00e0 di Internet, poter trasmettere il segnale in pacchetti digitali sulla rete e poi trasformarli di nuovo in analogico una volta arrivati a destinazione, anche per le chiamate.<br>Certo, le telefonate si sarebbero potute comunque continuare a fare anche con il metodo precedente, ma i vantaggi di non far viaggiare la chiamata sulla linea analogica tradizionale erano notevoli: in poche parole, minori costi, maggiore efficienza.<br>Se vi state chiedendo che cosa c\u2019entri questa storia con il quantum, sentite che cosa ci ha detto Claudio a proposito delle possibili applicazioni future di questa tecnologia.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> Con le comunicazioni quantistiche sar\u00e0 possibile rendere i nostri scambi super-sicuri, non importa quanto tempo ed energia investa un malintenzionato per cercare di decifrare i nostri dati. Nella rete quantistica i calcolatori potranno mettersi d\u2019accordo in maniera sicura ed efficiente e rendere pi\u00f9 affidabili per esempio sistemi critici come la rete elettrica o le piattaforme finanziarie.<br>Quindi \u00e8 come per i computer quantistici e per le comunicazioni telefoniche da analogico a Voip: la quantum internet risolver\u00e0 dei problemi che gi\u00e0 sappiamo gestire in altri modi, ma lo far\u00e0 meglio.<br>Gli scambi dati su Internet oggi sono gi\u00e0 sicuri. Prendiamo l\u2019esempio di whatsapp: la cifratura richiede uno scambio continuo di sfide tra il nostro telefono e i server di Meta. Noi umani non riusciamo a percepire la mole di lavoro che c\u2019\u00e8 dietro a tutto questo, perch\u00e9 avviene in pochi secondi, ma si tratta di una procedura complessa che consuma risorse di rete e di calcolo che potrebbero essere impiegate per altro. Se adottassimo il quantum, tutto questo lavoro extra non sarebbe necessario, e avremmo una comunicazione pi\u00f9 snella e pi\u00f9 sicura, sfruttando direttamente la propriet\u00e0 di non-clonazione dei bit quantistici.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> La non clonazione non \u00e8 l\u2019unica propriet\u00e0 dei qubits. Quella fondamentale, su cui si basa tutto il funzionamento del computer quantistico, \u00e8 l\u2019entanglement, che viene anche chiamato correlazione quantistica.<br>Proviamo a spiegarlo semplicemente, per quanto possibile: lo stato quantico di una particella (nel nostro caso un qubit) influenza gli stati delle altre particelle che si trovano nello stesso sistema quantistico, non solo, come possiamo pensare, se due particelle sono vicine, ma anche se sono incredibilmente distanti tra loro.<br>Questo abbraccio a distanza \u00e8 uno degli argomenti pi\u00f9 affascinanti e sfidanti per chi si occupa di ricerca nell\u2019ambito della fisica ed \u00e8 molto complesso da realizzare. Per fare un computer quantistico \u00e8 necessario realizzare l\u2019entanglement su moltissimi qubits, perch\u00e9 pi\u00f9 sono, pi\u00f9 il calcolatore sar\u00e0 potente, ed \u00e8 un\u2019impresa su cui si dovr\u00e0 lavorare molto, se pensate che il Q System One di IBM ha ancora \u201csoltanto\u201d 20 qubits. Ma per l\u2019internet quantistico, che studia Claudio, la soluzione sembra pi\u00f9 vicina.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> Per fare la quantum internet non serve il computer quantistico, basta la scheda di rete quantistica che metta in entanglement anche solo pochi qubits, \u00e8 questa \u00e8 una tecnologia quasi dietro l\u2019angolo. Prima di arrivarci ci saranno comunque degli step intermedi, ma questo \u00e8 successo anche con l\u2019evoluzione dalla rete telefonica a internet: c\u2019\u00e8 stato uno stadio evolutivo intermedio in cui si creavano reti digitali che andavano a ripercorrere gli stessi percorsi fatti dai cavi in rame. \u00c8 stato un anello di congiunzione, che \u00e8 servito perch\u00e9 in quel modo si poteva usare un\u2019architettura che conoscevano tutti, quella telefonica. Era un modello ibrido che poi \u00e8 stato abbandonato, ma che \u00e8 servito a fare un primo passo verso il cambiamento.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> E in questo cambiamento sono coinvolte, come dicevamo, la comunit\u00e0 scientifiche europee, statunitensi e cinesi, i tre grandi attori sul palco.<\/p>\n\n\n\n<p>In Europa si sta gi\u00e0 lavorando alla <em>European Quantum Communication Infrastructure Initiative<\/em>, quella che dovrebbe diventare la futura rete Internet di comunicazione quantistica europea. Negli Stati Uniti \u00e8 nata alla fine del 2018 la <em>National Quantum Initiative<\/em>, un programma federale per accelerare la ricerca e lo sviluppo di tecnologie quantistiche. E anche la Cina si muove da tempo e ha stanziato la cifra impressionante di 10 miliardi di dollari per le sue iniziative di ricerca in questo campo. Come per l\u2019intelligenza artificiale, la competizione tecnologica sul quantum \u00e8 uno dei tanti aspetti della nuova \u201cguerra fredda\u201d tra Cina e USA, con l\u2019Europa a giocare un ruolo meno aggressivo ma comunque presente.<br>Nelle linee guida politiche della Commissione europea, le strategie digitali occupano una posizione di primo piano e il calcolo quantistico \u2013 insieme ad altri temi importanti come il 5G e l\u2019intelligenza artificiale \u2013 \u00e8 una delle tecnologie su cui l\u2019Europa vuole fondare la propria competitivit\u00e0 sullo scenario globale.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> Questa \u00e8 una sfida che sta giocando tutta la comunit\u00e0 scientifica e c\u2019\u00e8 uno schema che secondo me si ripete: ogni nuova area che nasce nella ricerca, all\u2019inizio vede grande collaborazione tra i ricercatori e apertura da parte dell\u2019industria. Poi quando si va avanti (se si va avanti) iniziano ad arrivare interessi commerciali e ogni comunit\u00e0 si chiude su se stessa per proteggere la propriet\u00e0 intellettuale sviluppata, mentre l\u2019interesse scientifico va pian piano a diminuire.<br>Con il quantum siamo ancora al livello di forte speculazione scientifica e ci vorr\u00e0 del tempo prima di passare alle fasi successive.<br>L\u2019invenzione di Internet ha innescato una vera e propria rivoluzione ma gli effetti non sono stati subito visibili al di fuori della comunit\u00e0 scientifica, mentre oggi, a 50 anni di distanza, l\u2019intera popolazione mondiale pu\u00f2 apprezzarne i benefici grazie a progressi tecnologici che hanno portato ai telefonini e alle reti mobili.<br>La Internet quantistica, combinata al calcolo quantistico, ha l\u2019ambizione di portare ad un cambiamento altrettanto importante, e forse ci vorr\u00e0 lo stesso tempo, circa 50 anni, prima che possiamo vederne gli effetti pratici sulla tecnologia di tutti i giorni.<br><br><strong>[VIOLA]<\/strong> Il duello tra scienziati pi\u00f9 famoso della storia vede al centro della discussione proprio la fisica quantistica.<br>Siamo al congresso Solvay, a Bruxelles, ed \u00e8 il 1927. Tra i partecipanti ai lavori ci sono ben 17 tra premi Nobel e futuri premi Nobel, tra i quali Albert Einstein, che pochi anni prima aveva rivoluzionato la fisica con le sue scoperte sullo spazio-tempo e Niels Bohr, il fisico danese che aveva descritto per primo la struttura dell\u2019atomo. Tra i due comincia subito una discussione sulla validit\u00e0 del principio di indeterminazione. Secondo questo principio, ogni oggetto \u00e8 sia una particella che un\u2019onda, e non \u00e8 possibile determinarne la posizione e la velocit\u00e0 allo stesso tempo.<br>Questa teoria, che oggi \u00e8 uno dei principi fondamentali della fisica quantistica, non convince Einstein, che (semplificando al massimo) non vuole accettare l\u2019idea che non sia possibile misurare tutto con precisione. E, come spesso accade in occasioni come le conferenze scientifiche, la discussione si accende non durante i lavorii, ma in pausa, a tavola.<br>Cos\u00ec, ogni mattina a colazione Einstein presenta a Bohr un esperimento immaginario, che sembra contraddire il principio di indeterminazione teorizzato da Bohr. E Bohr lo studia fino a che non riesce a controbattere alla critica di Einstein.<br>La soddisfazione di Bohr, per\u00f2, dura solo poche ore, perch\u00e9 il giorno dopo Einstein si presenta con un nuovo, diverso esperimento immaginario.<br>Un altro scienziato che partecipa al congresso racconter\u00e0 poi che un giorno Bohr era rimasto talmente spiazzato dall\u2019esperimento proposto da Einstein quella mattina che, visibilmente agitato, and\u00f2 per tutta la sera da uno scienziato all\u2019altro, cercando aiuto per risolvere il paradosso. Ma dopo una notte probabilmente insonne, la mattina seguente riusc\u00ec a dare la sua risposta ad Einstein ed uscire vincitore alla fine del Congresso.<br>Einstein continuer\u00e0 per vari anni a provare a confutare il principio di indeterminazione, ma senza successo.<br>Sono rimaste famose le frasi che Einstein e Bohr si sono scambiati durante una delle loro discussioni: \u201cNon posso credere nemmeno per un attimo\u201d diceva Einstein \u201c che Dio giochi a dadi con l\u2019universo!\u201d. \u201cPiantala di dire a Dio che cosa fare con i suoi dadi.\u201d rispondeva Bohr.<br><br><strong>[CHIARA]<\/strong> Oggi, a quasi 100 anni di distanza da quel congresso, i fatti dimostrano che era proprio Einstein ad avere torto. Il Nobel 2022 per la fisica \u00e8 stato assegnato a tre scienziati che con i loro esperimenti sono riusciti a dimostrare la teoria dell\u2019entanglement. Tutta la fisica quantistica si basa su principi molto complessi, che sfuggono all\u2019intuizione, a volte persino a quella delle persone con menti che definiremmo geniali come Albert Einstein.<br>Abbiamo chiesto a Claudio, che non \u00e8 un fisico ma un ingegnere, perch\u00e9 ha deciso di studiare proprio questo tema cos\u00ec complesso e affascinante.<br><br><strong>[CLAUDIO]<\/strong> Sono arrivato al CNR 5 anni fa, dopo un percorso nell\u2019industria dove mi sono occupato di ricerca e sviluppo in ambito applicato. Dopo questa esperienza ho deciso di venire qui perch\u00e8 cercavo qualcosa che avesse come dire una gittata pi\u00f9 lunga. Non ho iniziato subito a dire il vero, \u00e8 stato un percorso graduale. All\u2019inizio mi sono occupato di temi pi\u00f9 vicini a quello che gi\u00e0 facevo in ambito industriale, come le reti wireless, ma piano piano mi \u00e8 venuta voglia di fare qualcosa di diverso, in un certo senso potrei dire: di mettermi nei guai.<br>Mi piaceva proprio pensare di lavorare a qualcosa di pi\u00f9 speculativo, con un ritorno pi\u00f9 incerto.<br>Tra le varie tematiche promettenti, il quantum era quella che stimolava la mia curiosit\u00e0 pi\u00f9 di ogni altra.<br>Alla fine ha fatto la differenza l\u2019incoraggiamento da parte del professor Luciano Lenzini, il mio tutore di dottorato, che \u00e8 l\u2019uomo che ha portato internet in italia e ancora oggi continua a studiare le reti quantistiche anche in pensione.<br>Il quantum \u00e8 affascinante perch\u00e9 ha dei risvolti profondamente controintuitivi. Come disse Niels Bohr: chiunque non sia scioccato dalla teoria quantistica non l&#8217;ha capita. Pensiamo ad Einstein: \u00e8 stato il fisico pi\u00f9 talentuoso della storia eppure non accettava i postulati del quantum, in particolare l\u2019entanglement, che \u00e8 proprio l\u2019elemento fondamentale su cui si basano il calcolo e le comunicazioni quantistiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2022 il premio Nobel per la fisica \u00e8 stato assegnato ai tre scienziati che hanno dimostrato che l&#8217;entanglement \u00e8 una vera e propria legge della fisica, cio\u00e8 che hanno di fatto contraddetto Einstein. Il premio \u00e8 stato dato a tre fisici che hanno dimostrato l\u2019entanglement con i loro esperimenti in decenni diversi ma la comunit\u00e0 scientifica non si \u00e8 fermata alla prima dimostrazione perch\u00e9 intorno a quella teoria c\u2019era scetticismo. Ci sono voluti trent\u2019anni di esperimenti indipendenti l\u2019uno dall\u2019altro e sempre pi\u00f9 completi che alla fine si sono confermati tra loro.<br>Credo che sia affascinante mettere una propriet\u00e0 cos\u00ec controintuitiva e sfuggente al servizio di un\u2019applicazione tecnologica con risvolti pratici com\u2019\u00e8 Internet.<br>Per i calcolatori classici la storia \u00e8 andata molto diversamente. Prima di arrivare ai circuiti integrati di oggi, siamo passati da oggetti molto pi\u00f9 grandi e che comunque permettevano di svolgere i conti che oggi pu\u00f2 fare un qualunque computer, solo in maniera pi\u00f9 lenta. Un transistore, una valvola termoionica, un interruttore elettromeccanico, o anche un semplice abaco di legno, sono tutti apparati per fare somme e moltiplicazioni e memorizzare dati. L\u2019evoluzione da un sistema al successivo \u00e8 solo una questione di ingegnerizzazione sempre pi\u00f9 furba.<br>Invece l\u2019abaco quantistico da tenere in mano per capire bene come funziona, non pu\u00f2 esistere, perch\u00e9, come gi\u00e0 detto, i fenomeni quantistici per loro natura si manifestano solo su scale microscopiche. E quindi non possiamo fare affidamento sull\u2019intuizione. I bit quantistici sono sempre e comunque degli oggetti effimeri e misteriosi. Insomma, oggetti su cui fare ricerca.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":1872,"template":"","categories":[],"tags":[290,120,213,214,28],"class_list":["post-1869","news","type-news","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-computer-science","tag-internet","tag-quantum-computing","tag-quantum-internet","tag-ricerca"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/news\/1869","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/news"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/news"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1872"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1869"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1869"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1869"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}