

{"id":1798,"date":"2023-02-15T10:03:53","date_gmt":"2023-02-15T09:03:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/?post_type=news&#038;p=1798"},"modified":"2023-02-15T10:05:04","modified_gmt":"2023-02-15T09:05:04","slug":"bitbybit-puntata-3-internet-fa-bene-alla-salute","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/news\/bitbybit-puntata-3-internet-fa-bene-alla-salute\/","title":{"rendered":"BITbyBIT, puntata 3: \u201cInternet fa bene alla salute\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>BIT by BIT<\/strong>, il podcast dell&#8217;<strong>Istituto di Informatica e Telematica del CNR<\/strong>, torna con una terza puntata, intitolata \u201c<strong>Internet fa bene alla salute<\/strong>\u201d e dedicata alle connessioni tra <strong>digitale<\/strong> e <strong>salute<\/strong>. Come ospiti troviamo <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.iit.cnr.it\/franca.delmastro\" target=\"_blank\">Franca Delmastro<\/a>, Prima ricercatrice presso il gruppo Ubiquitous Internet, e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.iit.cnr.it\/romina.daurizio\" target=\"_blank\">Romina D&#8217;Aurizio<\/a>, ricercatrice nell&#8217;unit\u00e0 Algorithms and Computational Mathematics. Con loro parleremo dei punti di contatto tra tecnologia e salute, con argomenti come i sensori indossabili, l&#8217;e-health, la medicina di precisione e la biologia computazionale.<br><br>Potete ascoltare la puntata sulle principali piattaforme di podcast, in particolare su <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/open.spotify.com\/show\/3MWGTDmc4fXBz1jhsfeuCZ?si=ca4cf0d7a82f4c48&amp;nd=1\" target=\"_blank\">Spotify<\/a> e <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/podcasts.apple.com\/us\/podcast\/bitbybit-storie-di-internet-e-ricerca\/id1659426875?uo=4\" target=\"_blank\">Apple Podcast<\/a>, o direttamente cliccando sul player qui sotto. Di seguito trovate la versione trascritta della puntata.<br><br><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=52728972&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true\" width=\"100%\" height=\"200px\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><br><strong>BITbyBIT &#8211; Episodio 3: <\/strong>Internet fa bene alla salute<br><\/h3>\n\n\n\n<p><br><strong>[Viola] <\/strong>Ero a Linate in coda per l&#8217;imbarco del volo per Brindisi quando, improvvisamente, il cuore ha cominciato a battere\u00a0forsennatamente, il sudore a colare, e la testa girare. Il mio smartphone\u00a0segnalava una fibrillazione atriale.<br><br>Siamo nel 2021 e a scrivere queste parole\u00a0\u00e8 Eugenio Finardi, il cantautore italiano. Sulla propria bacheca Facebook racconta\u00a0il malore che lo ha costretto a rinviare i suoi concerti di Brindisi e Ostuni. Finardi\u00a0si trovava all&#8217;aeroporto quando ha iniziato a sentire che qualcosa non andava. Come\u00a0poi ha raccontato lui stesso in alcune interviste, se non avesse ricevuto la notifica di fibrillazione atriale probabilmente avrebbe scambiato quel malessere per un leggero\u00a0affanno dovuto all&#8217;operazione di imbarco sul volo che lo avrebbe portato in Puglia. Probabilmente poi su quell&#8217;aereo ci sarebbe salito, ritardando cos\u00ec l&#8217;arrivo al pronto\u00a0soccorso. &#8220;Adesso sono a casa frastornato, ma apposto&#8221; ha scritto il cantautore sui social, ma\u00a0forse, se quella mattina non avesse indossato lo SmartWatch collegato al telefono, la storia\u00a0sarebbe potuta finire in modo diverso.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> Un orologio smart non \u00e8 in grado di capire\u00a0se stiamo avendo un infarto o di farci una diagnosi per una specifica patologia, ma riesce\u00a0a rilevare, per esempio, se c&#8217;\u00e8 un&#8217;anomalia nei battiti cardiaci, e questo spesso basta\u00a0a salvare una vita, perch\u00e9 nel caso di un infarto cogliere i giusti segnali e agire in modo tempestivo \u00e8 fondamentale. Ovviamente, poi, per fare una diagnosi completa serve un\u00a0medico, ma episodi come quello che abbiamo appena raccontato dimostrano che i nostri\u00a0oggetti connessi, gli smartwatch e anche i telefoni cellulari possono rivelarsi dei validi alleati anche nell&#8217;ambito della salute.<br><br>L&#8217;e-health, anche chiamata Digital Health, o salute digitale\u00a0in italiano, consiste nell&#8217;uso di tecnologia ICT a vantaggio della salute umana secondo la\u00a0definizione dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0.<br><br>Ed \u00e8 proprio questo il tema che affronteremo In questa puntata vedremo come anche la ricerca informatica pu\u00f2\u00a0migliorare la nostra vita, o addirittura salvarla come \u00e8 successo al protagonista della nostra storia di apertura.<br><br>Quando si parla di salute e di ricerca legata\u00a0alla sfera della salute pensiamo subito alle malattie, alle diagnosi e alle cure, ma non \u00e8\u00a0soltanto questo. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 definisce salute come uno stato\u00a0di totale benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come un&#8217;assenza di malattie o\u00a0infermit\u00e0. Di salute quindi, intesa in questo senso pi\u00f9 ampio di benessere, e di come monitorarla\u00a0grazie agli strumenti digitali si occupa Franca Delmastro, ricercatrice presso il gruppo Ubiquitous Internet dell&#8221;Istituto di Informatica e Telematica del CNR.<br><br><strong>[Franca]<\/strong> La nostra ricerca si concentra su soluzioni tecnologiche che sfruttano dispositivi indossabili o personali come ad esempio gli smartphone, gli smartwatch, ma anche i sensori integrati in questi dispositivi per monitorare\u00a0aspetti di salute e benessere. Questi sistemi si definiscono di &#8216;mobile health&#8217; proprio perch\u00e9\u00a0utilizzano i dispositivi personali degli utenti per raccogliere ed analizzare le informazioni\u00a0rilevate dai sensori e possono essere usate sia in ambiente domestico che all&#8217;esterno. Possiamo\u00a0quindi raccogliere sia parametri fisiologici come il battito cardiaco, ma possiamo anche monitorare\u00a0i comportamenti quotidiani delle persone, come ad esempio le abitudini alimentari o i livelli di\u00a0stress. Questi dati ci servono per identificare condizioni di salute e benessere anche tenendo\u00a0conto delle patologie preesistenti <br>degli utenti.<br><br>Per definire delle soluzioni pi\u00f9 specifiche, lavoriamo in collaborazione con alcuni medici specialisti, ma le nostre soluzioni non servono\u00a0ad effettuare delle vere diagnosi cliniche, quello che facciamo \u00e8 raccogliere dei dati oggettivi, integrarli con altre informazioni esterne ed elaborarli per identificare possibili rischi per\u00a0la salute, ma soprattutto per cercare di stimolare un cambio di abitudini.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> Abbiamo chiesto a Franca\u00a0che differenza c&#8217;\u00e8 tra le applicazioni per la salute che gi\u00e0 troviamo all&#8217;interno dei nostri\u00a0smartphone e un&#8217;attivit\u00e0 di ricerca come quella che conduce lei insieme al suo gruppo.<br><br><strong>[Franca]<\/strong> Negli ultimi\u00a0anni le applicazioni di mobile health hanno inondato il mercato delle app per smartphone e si sono\u00a0anche molto evolute. Infatti queste app applicano gi\u00e0 degli algoritmi di analisi dei dati per poter\u00a0fornire delle informazioni agli utenti sulle loro condizioni di salute. Il problema \u00e8 che queste\u00a0applicazioni sono indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra e non permettono di integrare i dati tra loro per\u00a0fornire un quadro complessivo. La nostra attivit\u00e0 di ricerca, invece, intende analizzare e integrare\u00a0dati che rappresentano diverse caratteristiche e condizioni dell&#8217;utente. Questi dati sono\u00a0raccolti da dispositivi diversi e integrati con le informazioni cliniche che sono fornite\u00a0dai medici. Inoltre noi definiamo dei protocolli di monitoraggio e di utilizzo dei nostri\u00a0sistemi proprio in collaborazione con medici specialisti perch\u00e9 siamo interessati anche ad\u00a0avere una validazione clinica dei risultati che otteniamo e questo \u00e8 possibile solo portando avanti una ricerca altamente multidisciplinare.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> Franca usa i dati dei dispositivi per ricavare\u00a0risposte e questo approccio aiuta la medicina a superare il concetto di una massa indistinta di pazienti medi, impersonale, generica, e introduce invece l&#8217;idea di una medicina personalizzata che, ad esempio, permette di monitorare lo stress, la stanchezza o il regime alimentare di una\u00a0persona, per esempio nella terza et\u00e0, per migliorare la sua qualit\u00e0 della vita.<br><br><strong>[Franca]<\/strong> Nella\u00a0nostra attivit\u00e0 di ricerca si pu\u00f2 parlare sicuramente di personalizzazione, perch\u00e9\u00a0i sistemi che mettiamo appunto propongono dei suggerimenti che sono tarati sul singolo\u00a0soggetto all&#8217;interno di una specifica categoria.<br><br>Per esempio gi\u00e0 da molti anni lavoriamo con\u00a0persone anziane fragili che devono gestire varie patologie croniche e che hanno bisogno\u00a0di intervenire su alcuni aspetti della vita quotidiana per stare meglio. I rischi pi\u00f9\u00a0importanti, per loro, sono senz&#8217;altro la malnutrizione perch\u00e9 generalmente tendono a diminuire l&#8217;apporto calorico e spesso a non idratarsi, ma anche i disturbi del\u00a0sonno, lo stress e l&#8217;isolamento sociale. L&#8217;idea che sta alla base delle nostre ricerche in questo senso \u00e8 quella di raccogliere informazioni sulle singole\u00a0problematiche in modo semi continuo, quindi in modo molto pi\u00f9 frequente rispetto ai normali controlli clinici, per poi dopo integrarla in un indice di fragilit\u00e0 complessivo del singolo soggetto.<br><br>Quindi ad esempio il sistema registra il diario\u00a0alimentare della persona e integra poi queste informazioni con i dati di composizione\u00a0corporea, che sono misurati da una bilancia impedenziometrica. Oppure si pu\u00f2 eseguire un\u00a0monitoraggio dello stress durante attivit\u00e0 di riabilitazione utilizzando i dati di frequenza\u00a0cardiaca e della risposta galvanica della pelle attraverso dei sensori indossabili.<br><br>Con l&#8217;analisi e\u00a0un&#8217;integrazione di queste e di altre informazioni cerchiamo di costruire un quadro a 360 gradi delle\u00a0condizioni di salute e benessere del soggetto. Questa analisi permette quindi di prevenire delle situazioni di rischio e di definire dei suggerimenti personalizzati, ma anche di fornire un\u00a0quadro completo al medico di famiglia per mettere appunto gli algoritmi.<br><br>Per l&#8217;analisi di questi dati si possono utilizzare dei dataset disponibili per attivit\u00e0 di ricerca, ma \u00e8 soprattutto fondamentale\u00a0raccogliere dati da pazienti reali, come abbiamo fatto ad esempio nel progetto Intesa, in\u00a0collaborazione con la RSA Tabarracci di Viareggio. In quel caso abbiamo realizzato una serie di\u00a0applicazioni di mobile health che sono state validate e valutate proprio con soggetti anziani\u00a0fragili e residenti nella struttura. Alcune di queste applicazioni sono state utilizzate anche\u00a0dopo la fine del periodo di sperimentazione del progetto, perch\u00e9 sia gli ospiti che gli operatori sanitari le hanno trovate utili.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> In questo tipo di esperimenti, soprattutto se sono coinvolte persone\u00a0reali c&#8217;\u00e8 una cosa molto importante da tenere in mente, cio\u00e8 che l&#8217;utilizzatore finale deve capire i risultati del proprio monitoraggio. Pensiamo alla storia dello smartwatch che segnalano alterazione del battito cardiaco. In casi come questo \u00e8 cruciale che il messaggio arrivi in modo\u00a0chiaro per poter intervenire il prima possibile. C&#8217;\u00e8 poi la questione della privacy: visto che l&#8217;intelligenza artificiale fa ormai parte della nostra quotidianit\u00e0, anche nel delicato\u00a0ambito della salute prima di affidarci ai suoi suggerimenti dovremmo avere la garanzia che\u00a0i nostri dati siano al sicuro.<br><br><strong>[Franca]<\/strong> Quando si entra nel campo della salute e del benessere le persone\u00a0tendono ad essere generalmente pi\u00f9 scettiche nei confronti dei sistemi informatici, soprattutto quando si parla di Intelligenza Artificiale. Inoltre \u00e8 fondamentale che non si creino allarmismi inutili, quindi \u00e8 fondamentale studiare l&#8217;accuratezza degli algoritmi proposti prima di mostrarne i risultati, e se possibile fornire anche una spiegazione del loro funzionamento. Per questo si parla di Explainable AI: un insieme di tecniche che forniscono una possibile spiegazione del risultato ottenuto. Queste tecniche non solo aiutano i medici e pazienti a comprendere almeno in parte l&#8217;utilizzo del sistema, ma sono anche uno strumento\u00a0molto utile per validare gli algoritmi proprio dal punto di vista tecnico.<br><br>Un altro aspetto che non\u00a0dobbiamo assolutamente sottovalutare \u00e8 legato alla fiducia nella trasmissione e nell&#8217;elaborazione dei\u00a0dati personali, soprattutto quando si parla di dati di salute. Infatti \u00e8 fondamentale far capire alle persone il motivo per cui raccogliamo questi dati e i vantaggi che loro stessi possono ricavare da questa analisi, in modo che siano consapevoli della scelta che fanno nel momento in cui autorizzano o negano il consenso.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> Cosa ci aspetta quindi per la medicina del futuro? Qualcuno immagina che\u00a0grazie a dispositivi indossabili e alle analisi precoci elaborate dall&#8217;intelligenza artificiale riusciremo ad avere quello che chiamano &#8216;Hospital At Home&#8217;, cio\u00e8 delle soluzioni di cura tempestive, personalizzate e magari somministrate nelle nostre case senza bisogno di ricoveri ma\u00a0ci possiamo chiedere se sar\u00e0 davvero cos\u00ec.<br><br><strong>[Franca]<\/strong> In questo momento non \u00e8 possibile definire una\u00a0soluzione tecnologica unica, che ci permetta di gestire qualsiasi patologia completamente a casa. Quello che possiamo fare \u00e8 disegnare dei sistemi di monitoraggio e di supporto che siano sempre\u00a0pi\u00f9 efficaci per specifiche patologie o per specifiche categorie di soggetti, come\u00a0ad esempio gli anziani fragili. Questo tipo di sistemi ci permetter\u00e0 sicuramente di\u00a0avere pi\u00f9 continuit\u00e0 nella cura, anche se per alcune situazioni dovremmo comunque ricorrere\u00a0all&#8217;ospedale.<br><br>La vera sfida nel settore della digital health \u00e8 la personalizzazione della cura e la visione a 360 gradi dello stato di salute. Infatti spesso \u00e8 molto difficile per un medico avere una\u00a0conoscenza completa di tutte le condizioni di un paziente e le nuove tecnologie ci possono aiutare raccogliendo grandi quantit\u00e0 di dati eterogenei, e identificando anche delle nuove correlazioni tra dati che prima semplicemente i medici non avevano a disposizione e questo ci pu\u00f2 portare quindi anche ad importanti risultati clinici.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> Spazzatura. Fino alla fine del secolo scorso, nei\u00a0laboratori di ricerca una parte del nostro DNA veniva chiamata cos\u00ec. Anzi, a dire la verit\u00e0 pi\u00f9\u00a0che una parte. Ben il 98%, la quasi totalit\u00e0. Per capire il motivo facciamo un passo indietro: come abbiamo imparato studiando la biologia a scuola, il DNA contiene tutte le informazioni che definiscono le nostre caratteristiche fisiche, per esempio il colore degli occhi o quello dei\u00a0capelli. All&#8217;interno di ogni singola cellula del nostro corpo \u00e8 presente una molecola\u00a0di DNA, composta da due filamenti che si intrecciano formando la classica doppia elica, che\u00a0\u00e8 l&#8217;immagine che tutti abbiamo in mente quando si parla di DNA. Ognuno di questi filamenti contiene una sequenza di geni. Ogni singolo gene, grazie a una serie di passaggi che vi risparmieremo in\u00a0questo podcast, riesce a fornire le indicazioni per creare una proteina. Poi a sua volta\u00a0ogni proteina realizzata dal nostro corpo svolge un ruolo specifico, come per esempio dare il colore\u00a0ai nostri occhi.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> Viola, aspetta, tutto interessante, ma io mi sto perdendo e non ho capito perch\u00e9 stiamo\u00a0parlando di DNA e di proteine.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> Aspetta, aspetta, ancora un attimo di pazienza e ci arriviamo.<br>Dunque, stavamo dicendo che ognuno di noi ha dei geni. Questi geni creano le proteine, o meglio, per\u00a0usare il termine corretto, codificano le proteine. C&#8217;\u00e8 da dire, per\u00f2, che questi geni codificanti sono in realt\u00e0 una piccolissima parte del totale dei nostri geni, circa il 2%. Quindi, come dicevo all&#8217;inizio, il restante 98% dei geni non \u00e8 in grado di codificare proteine e quindi viene definito\u00a0anche non codificante o in inglese non coding. Questo \u00e8 proprio il DNA che fino a qualche decennio fa veniva chiamato spazzatura, visto che si credeva che non avesse nessuna funzione. Oggi per\u00f2 le\u00a0cose sono cambiate nel tempo gli scienziati hanno osservato che le mutazioni del cosiddetto\u00a0DNA spazzatura possono causare delle disfunzioni del nostro corpo e anche favorire la nascita di\u00a0alcune malattie. Hanno anche notato che alcune sequenze di DNA non codificante si sono conservate\u00a0di generazione in generazione per centinaia di milioni di anni, e anche per questo si \u00e8 iniziato a pensare che\u00a0 un ruolo biologico, queste sequenze di DNA, dovessero averlo. Insomma, si \u00e8 capito che\u00a0il termine spazzatura per il DNA non codificante proprio non era adeguato.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> \u00c9 una bella storia, che racconta di come la scienza si costruisce un pezzetto per volta, anche andando a distruggere quelle che erano delle certezze di un tempo per ripartire di nuovo da zero. Per\u00f2 io ancora\u00a0non ho capito cosa c&#8217;entrano la biologia e il genoma umano con l&#8217;informatica.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> C&#8217;entrano, perch\u00e9 dove ci sono tanti dati l&#8217;informatica diventa fondamentale, e nel nostro DNA sono contenute davvero tantissime informazioni. Pensa che se mettessimo in fila il DNA contenuto in tutte le\u00a0cellule del nostro organismo potremmo collegare la terra al Sole, che dista da noi ben 150 milioni\u00a0di chilometri pi\u00f9 di 300 volte.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> Ok, corretto, gestire tutti questi dati e fare i calcoli su di loro, senza l&#8217;informatica sarebbe impossibile, per\u00f2 sento che ci serve una mano per parlare di tutto\u00a0questo, e so anche chi pu\u00f2 aiutarci. \u00c9 Romina D&#8217;Aurizio, che \u00e8 una ricercatrice nell&#8217;unit\u00e0 Algorithms and Computational Mathematics dell&#8217;Istituto di informatica e telematica del\u00a0CNR.<br><br><strong>[Romina]<\/strong> Mi occupo di bioinformatica, sono in realt\u00e0 laureata in matematica e ho sempre avuto una\u00a0grande passione e interesse per la medicina e la biologia in generale. E la mia attivit\u00e0 di ricerca\u00a0in qualche modo mette insieme combina questi due mondi che sembrano tanto lontani fra loro, ma\u00a0nella realt\u00e0 ogni giorno poi io mi ritrovo ad usare la matematica per capire qualcosa di\u00a0pi\u00f9 della biologia.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> L&#8217;informatica e la matematica sono al servizio della biologia ormai da qualche\u00a0decennio. Negli anni &#8217;90 la comunit\u00e0 scientifica di tutto il mondo si \u00e8 unita per il Progetto Genoma\u00a0Umano, che aveva lo scopo di sequenziare, cio\u00e8 di dividere in sequenze, in porzioni identificabili il nostro genoma. \u00c8 stato un lavoro che \u00e8 durato quasi 20 anni, che ha coinvolto scienziati da\u00a0tutto il mondo, e che ci ha permesso di iniziare a tracciare una mappa pi\u00f9 precisa del nostro\u00a0DNA. Da l\u00ec sono proseguiti numerosi progetti internazionali, con l&#8217;obiettivo di capire sempre\u00a0di pi\u00f9 la funzione dei geni e la relazione che c&#8217;\u00e8 tra il DNA codificante e quello non codificante. Si tratta di progetti pi\u00f9 che ambiziosi, perch\u00e9 gli scienziati hanno una mole enorme di dati da\u00a0analizzare, e perch\u00e9 sappiamo gi\u00e0 che questi dati sono solo la punta di un iceberg formato da altre\u00a0migliaia e migliaia di dati, che ancora neanche conosciamo. Per questo l&#8217;informatica e il lavoro degli scienziati come Romina \u00e8 cos\u00ec importante, tanto d&#8217;aver dato vita a una vera e propria\u00a0branca dell&#8217;informatica, che viene chiamata bio-informatica o anche biologia computazionale. \u00c8 un filone di ricerca multidisciplinare che comprende la biologia, la matematica applicata, la\u00a0statistica, l&#8217;intelligenza artificiale e anche la biochimica. Il gruppo di ricerca guidato da Romina si occupa proprio di questo.<br><br><strong>[Romina]<\/strong> Il problema principale \u00e8 che non conosciamo ancora l&#8217;informazione contenuta nella maggior parte del nostro DNA, cio\u00e8 di circa il 90% non\u00a0sappiamo cosa faccia, cosa sia, quale sia la sua funzione. Infatti il primo Genoma Umano, la prima versione del genoma umano, \u00e8 stata pubblicata nel 2001, e conteneva tanti buchi. Per la cronaca\u00a0qui il contributo dei computer e dell&#8217;informatica \u00e8 stato fondamentale per ricostruire questa prima versione, e i progressi tecnologici che ci sono stati negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda sia le tecnologie di sequenziamento che la computazione, quindi l&#8217;uso dell&#8217;informatica e dei modelli informatici, ha permesso di completare finalmente la sequenza del genoma umano che \u00e8 stata pubblicata di recente.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> Il lavoro di Romina e colleghi potrebbe sembrare\u00a0lontano dalle applicazioni cliniche ma non \u00e8 cos\u00ec, anzi, ed \u00e8 affascinante vedere come nuove cure per malattie oggi incurabili potrebbero arrivare proprio da quello che un tempo veniva\u00a0chiamato DNA spazzatura. Romina e il suo gruppo di ricerca hanno partecipato a numerosi progetti come, ad esempio, quello in collaborazione con l&#8217;Istituto Europeo di Oncologia per individuare\u00a0le caratteristiche geniche del tumore al seno.<br><br><strong>[Romina]<\/strong> Il DNA non codificante pu\u00f2 essere uno strumento veramente concreto di aiuto\u00a0per la diagnosi. Per capirlo, diciamo, possiamo\u00a0fare l&#8217;esempio di quello che succede oggi a chi \u00e8 affetto da una malattia genetica. Se una\u00a0persona ha una malattia, ad esempio, neurologica, ritardi mentali, disabilit\u00e0 intellettuale, eccetera\u2026 questa persona viene sottoposta ad un&#8217;analisi, in genere un sequenziamento, che\u00a0ci restituisce una sorta di mappa di tutte quelle che sono le mutazioni nei suoi geni. E tra queste noi informatici, matematici, di supporto ai genetisti, cerchiamo di capire quali\u00a0di queste possono aver causato la malattia. Il problema sta nel fatto che, ad oggi, nel 50% dei\u00a0casi non riusciamo a trovare, in quella mappa, nessun indizio che ci aiuti a risalire alla causa della malattia, e quindi dobbiamo trovarla altrove. \u00c8 proprio per questo che abbiamo deciso di\u00a0cominciare a cercare queste, le cause delle malattie, anche nel non coding, e ci aspettiamo\u00a0di poter trovare le risposte alle diagnosi del rimanente 50 per cento.<br><br><strong>[Viola]<\/strong> La possibilit\u00e0 di\u00a0analizzare in dettaglio e patrimonio genetico di ogni singolo individuo ha permesso alla medicina\u00a0di compiere passi da gigante, tanto che oggi, di fronte al sospetto di una patologia, o anche una\u00a0volta avvenuta la diagnosi, si effettuano spesso test genetici alla ricerca di specifiche\u00a0caratteristiche del DNA. La presenza di una mutazione pu\u00f2 infatti contribuire a stabilire con\u00a0certezza la diagnosi di una malattia, oppure pu\u00f2 aiutare il medico a decidere quale terapia scegliere per quel determinato paziente. Le analisi del DNA poi servono anche a seguire meglio il paziente del tempo e a verificare l&#8217;effetto dei trattamenti. Queste pratiche sono\u00a0note come medicina di precisione e rappresentano per molti uno sguardo sulla medicina del futuro sempre pi\u00f9 avanzata e sempre pi\u00f9 personalizzata. L&#8217;intelligenza artificiale per l&#8217;analisi dei\u00a0dati \u00e8 uno strumento in pi\u00f9 nelle mani della scienza medica, grazie a ricercatori come Romina.<br><br><strong>[Romina]<\/strong> Fare medicina di precisione, in questo momento storico, vuol dire poter trattare ogni paziente con\u00a0una terapia mirata, personalizzata in base a quelle che sono le caratteristiche della malattia, e\u00a0anche in base a quelle che sono le caratteristiche genetiche del paziente. Le nostre ricerche\u00a0utilizzano metodi di Deep Learning, e in generale di intelligenza artificiale, per caratterizzare\u00a0meglio i pazienti e le loro malattie; quindi, collezionando tutti i dati che abbiamo a disposizione sul paziente, sulle mappature, diciamo, genetiche di queste malattie disponibili, al fine di identificare la terapia pi\u00f9 adatta a loro. E questo, appunto, \u00e8 possibile grazie\u00a0anche alla capacit\u00e0 dei computer di processare questa enorme mole di dati che abbiamo a\u00a0disposizione.<br><br><strong>[Chiara]<\/strong> Grazie alla medicina di precisione si vanno quindi a disegnare delle soluzioni su misura per ogni singola persona che ha bisogno di seguire una terapia, e tutto questo oggi \u00e8 possibile per i due motivi che vi abbiamo raccontato fino a ora, perch\u00e9 negli ultimi decenni, come abbiamo detto, una serie\u00a0di ricerche e progetti internazionali hanno tirato fuori, continuano a tirare fuori tantissimi dati\u00a0che raccontano come siamo fatti e come funziona il nostro corpo.<br><br>E perch\u00e9, contemporaneamente, l&#8217;evoluzione dell&#8217;informatica ha permesso di gestire e analizzare questa mole enorme di dati. L&#8217;informatica ormai \u00e8 davvero un&#8217;alleata della medicina, come ci spiega Romina.<br><br><strong>[Romina]<\/strong> Quando abbiamo\u00a0iniziato a introdurre questi strumenti informatici metodi, algoritmi, non tutti i medici erano convinti dell&#8217;utilit\u00e0, e probabilmente perch\u00e9 c&#8217;era il timore che l&#8217;informatica in\u00a0qualche modo potesse sostituire o provare a sostituire il professionista sanitario. Ormai, fortunatamente, abbiamo superato questa barriera, e si \u00e8 capito che per analizzare la quantit\u00e0 enorme\u00a0di dati e la loro complessit\u00e0, abbiamo bisogno dell&#8217;aiuto di matematici, informatici e di computer, cluster e grandi strumenti di computazione.<br>Per me poter, con le mie conoscenze essere utile per qualcuno \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. Faccio una ricerca di base, che\u00a0pu\u00f2 essere considerata ricerca di base, che sembra lontana dall&#8217;applicazione\u00a0clinica, ma in realt\u00e0 non lo \u00e8.<br><br>In questo periodo storico le nostre conoscenze analitiche sono fondamentali e lo sono perch\u00e9 siamo in grado di leggere meglio i dati che\u00a0abbiamo grazie al supporto, diciamo, dell&#8217;informatica e dei computer, e di trattare\u00a0dati &#8216;big&#8217; e complessi che la mente umana in realt\u00e0 non sarebbe in grado di gestire da sola. Finalmente, quindi, siamo nella situazione in cui \u00e8 il clinico che ci chiede aiuto nel gestire\u00a0questi dati, e quindi quello che noi facciamo \u00e8 supportare la decisione medica.<br><br>Quindi non vogliamo\u00a0in nessun modo dire che l&#8217;intelligenza artificiale sostituir\u00e0 un giorno il medico o possa farlo, ma \u00e8\u00a0necessaria come supporto a mettere insieme tutti i dati che abbiamo a disposizione sul paziente e\u00a0a ipotizzare un decorso clinico. Noi collezioniamo, modelliamo i dati a disposizione e per estrarre dei\u00a0numeri, delle statistiche fare delle predizioni, per esempio nelle percentuali di successo di\u00a0un farmaco. e queste sono tutte indicazioni che vengono date al medico e le prende in\u00a0considerazione poi per la sua decisione.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":1779,"template":"","categories":[1],"tags":[61,102,64,44,313,28,312],"class_list":["post-1798","news","type-news","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-non-categorizzato","tag-algoritmi","tag-bioinformatica-2","tag-intelligenza-artificiale","tag-iot","tag-medicina","tag-ricerca","tag-salute"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/news\/1798","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/news"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/news"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1779"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iit.cnr.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}