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... in ricordo di Pasquale

Mercoledì 07 settembre 2011

Caro Pasquale,

e' con profondo rammarico e vivo dolore che bussero' d'ora in avanti alla tua porta. Quella porta sempre chiusa, tre passi oltre la mia, una barriera che separava i problemi dalla risoluzione certa previe il solito che so io. Caro Pasquale fin dai primi momenti della mia esperienza lavorativa in quel del CNUCE ho avuto modo di farmi un'idea di chi valeva la pena di interfacciare per attingere conoscenze e chi invece era meglio tenere a distanza, ma non tanto per la preparazione scientifica ed il saperla comunicare, ma e soprattutto per le caratteristiche umane che in te erano davvero eccelse. Persona sempre disponibile, gentile, umile e preparatissima, un vero gentiluomo che infondeva serenita' e sicurezza. Non riesco a pensare che quella porta non celera' piu' la tua immagine, perche' a quella porta dovro' bussare ripetute volte, dal momento che una parte del mio lavoro e' svolto in stretta collaborazione con Mauro, colui che e' stato il tuo inseparabile amico e collega di stanza. Caro Pasquale hai lasciato un grande vuoto, e  spero solo che la dimensione in cui ti trovi in questo momento sappia degnamente ripagare tutto il bene e tutti i valori umani  che hai trasmesso tra noi sulla terra.

Ciao Pasquale.

Mercoledì 07 settembre 2011

Per me Pasquale e' il suo perenne sorriso: se cerco di visualizzarlo mi appare cosi', sorridente, sempre dolce e disposto ad ascoltare. Una persona accogliente.

Una fortuna averlo conosciuto.

Anna V.

Mercoledì 07 settembre 2011

Come molti di voi, ho conosciuto Pasquale sin dall’inizio della mia attività professionale al CNUCE, nel 1972.

Con lui ho condiviso diversi percorsi: prima come operatore nella sala macchine del CNUCE, poi come ricercatore del Laboratorio Calcolo Parallelo e ancora, più recentemente, come collega dell’Istituto di Informatica e Telematica.

Di Pasquale conservo una serie di ricordi, tra i quali spicca la sua riconosciuta e indiscussa competenza professionale che, unita ad una grande umanità, ne facevano una persona sui generis.

Rovistando nella soffitta dei ricordi, tra i tanti spezzoni di vita vissuta, ne ho trovato due che riguardano Pasquale.

Quando, al CNUCE, qualcuno aveva un problema tecnico-sistemistico, al quale occorreva trovare una soluzione pronta, certa e stabile, alla domanda -- Ma a chi posso chiedere? -- la risposta era sempre la stessa: “Chiedi a Pasquale! “.

Salivi le scale per arrivare al secondo piano del CNUCE, entravi nella zona dei “sistemisti”, bussavi alla sua porta e lo trovavi sempre lì, dietro il suo terminale IBM a smanettare, di continuo.

Tu gli esponevi il problema, lui (tipicamente taciturno e meditativo), ti guardava e, poco dopo, con un tono un tantinello sornione e con la sua cadenza lucchese, ti dava la risposta che, state tranquilli, era sempre la quella giusta!

Ricordo ancora che una volta, ero con lui negli Stati Uniti, a Poughkeepsie nello Stato di New York, a una riunione con gente importante della IBM. Uno di questi pezzi grossi parlava, parlava, parlava, in un americano per me assolutamente incomprensibile…. Ogni tanto guardando Pasquale, con gli occhi, gli chiedevo: “Ma che sta dicendo? “. Lui, imperterrito, stava zitto e seguiva la discussione….

Quando, finalmente, uscimmo dalla riunione, io sudatissimo per la tensione nervosa e lo stresso accumulati, chiesi a Pasquale (tranquillissimo): “Ma che ha detto? Hai capito nulla?”, e lui, flemmatico, mi spiegò quello che aveva capito che era esattamente quello che aveva detto il tizio IBM……

Anche questo era Pasquale: persona di spiccata intelligenza! La stessa intelligenza che ho intravisto ieri osservando Giovanni, quando ci illustrava, con estrema dovizia di particolare, tutti i pulsanti del nuovo trattore del suo babbo….. 

Avevo visto Pasquale recentemente in occasione dell’avvio della procedura che gli avrebbe permesso di poter usufrire di alcuni benefici della nuova normativa sul telelavoro.

Sai - mi disse – sarei prossimo alla pensione e per la tipologia del lavoro che svolgo, potrei tranquillamente farlo da casa e, in questo modo, oltre a risparmiarmi due ore di viaggio al giorno, potrei dedicare più tempo al mio piccolo Giovanni.

Non ebbi alcuna esitazione ad approvare la sua richiesta e a inviarla a Roma per opportuna valutazione.

Purtroppo, Pasquale non ha avuto tempo di conoscerne gli esiti…….

A Marina, al piccolo Giovanni, a Cleidy, e a tutta la famiglia di Pasquale porgo le più sentite condoglianze, anche a nome di tutte le colleghe e i colleghi del CNR che hanno conosciuto e stimato Pasquale.

Sono certo che questa grande famiglia che oggi, con profonda tristezza, si stringe intorno al suo feretro, e che si onora di averlo avuto tra i suoi migliori componenti, resterà sempre vicina a loro, profondamente convinto che si muore davvero solo quando si scompare dalla memoria…..

Ciao, Pasquale.

 Mimmo Laforenza

Mercoledì 07 settembre 2011

Che 'ssò io? sarebbe sicuramente la tua risposta alla domanda: perchè hai avuto tutta questa fretta di lasciarci così soli? Quasi quarant'anni di conoscenza e più di trenta di vita lavorativa nella stessa stanza sono un'enormità (quasi quasi un'unione di fatto...), eppure non sono riuscito una volta a farti incavolare, cosa che con altri mi riesce piuttosto bene...

Avevo deciso io di cambiare ufficio, qualche anno fa, perchè volevo provare a risolvere da solo qualche problema senza alzare lo sguardo e chiedere a te; non era giusto, per me e soprattutto per te, anche se non c'è stata volta che tu mi abbia mostrato fastidio o mancanza di disponibilità, o mi abbia detto "ma allora sei duro!" quando dopo qualche mese ti riproponevo lo stesso problema: evidentemente eri cosciente che non tutti potevano permettersi la tua capacità e la tua memoria.

E' per questo che le poche volte che tu chiedevi a me (solo perchè non volevi perdere tempo a conoscere meglio Windows o Word) mi facevo in quattro per aiutarti, per ricambiarti in minima parte. Come pure forse ti ho aiutato quando prima si andava all'estero per congressi, e non ti pareva il vero di avere accanto uno con la faccia tosta che ti evitasse il fastidio di dover chiedere informazioni e di ordinare al ristorante. Mi ricordo il terrore la prima volta al bancone dell'immigrazione a New York, io che confidavo nella tua esperienza e nella tua conoscenza della lingua, e tu che mi mandasti per primo davanti al poliziottone nero dicendo: vai prima te, vai, che ti fà bono! Ma a pensarci meglio, anche allora eri tu che aiutavi me...

Ora mi rimangono le pagine del papero da mandare a Rio, su cui abbiamo lavorato insieme venerdi scorso, con le tue correzioni a mano che conserverò con cura, e gli ultimi discorsi che facemmo sul nostro futuro: ma questi str... ci manderanno mai in pensione? E no, caro Pas, a te non ti manderanno più, anche se per te nel programma del computo sarebbe stato giusto inserire un'istruzione tipo: 'if pensionato_cognome == "Lazzareschi" && pensionato_nome == "Pasquale" then importo_pensione = importo_pensione * 2', sì perchè lavoravi (anzi stavi in ufficio) quanto gli altri, ma producevi e rendevi almeno il doppio di tutti noi.

Ti chiedo solo un ultimo favore, da lassù: guarda se riesci ad entrare nel gestionale dell'Italia, e cerca di dare una sistematina alle procedure...

Un abbraccio, Pino

PS - ti allego le foto della tua festa dei 60 anni, che purtroppo non avevo fatto in tempo a farti vedere